Il potere del sapersi reinventare

giovedì 19 novembre 2015


In questo post non darò consigli sul lavoro o sui curriculum, non parlerò dei libri come sono solita fare, mi sono concessa un piccolo fuori programma per parlare di me, ma anche di ciò che mi circonda dei dubbi e della mia voglia di glitter.

Partiamo dal passato, la prima volta che ho letto la Spora me ne sono innamorata. Letteralmente. Ora dopo alcuni anni in cui la seguo, sono andata ai suoi eventi, l'ho conosciuta di persona ed ho osservato il suo cambiamento mi sono chiesta da cosa è scaturita questa mia passione per il suo lavoro, dai tacchi? Dal suo modo di parlare un po' sopra le righe e senza peli sulla lingua? Dal fatto che sia una donna "cazzutissima" concedetemi il termine "ovarissima" non si può sentire. 
Fuochino, mi sto avvicinando alla verità. Quello che ho saputo apprezzare di lei fin dall'inizio, forse inconsciamente, è la sua capacità di reinventarsi. Sì insomma un architetto, con un lavoro fighissimo a tanti zeri, un appartamento a Parigi che molla tutto, non starò qui a spiegare le motivazioni, e decide di tornare in Italia (in Italia!!) ad insegnare alle donne a camminare sui tacchi


simplyjessicamarie


Ho fatto degli studi che ho amato, ma nonostante ciò il lavoro che avevano da offrirmi non calzava bene sulla mia pelle, ci ho provato ho fatto laboratorio, la nutrizionista... ma poi ho iniziato a saltellare da un lavoro all'altro in cerca della mia strada.
In questo momento è come se l'involucro esterno stesse per scoppiare perché ciò che vi è all'interno non può più essere contenuto tutto. Ciò che sono esternamente non rispecchia più ciò che sono dentro. 
Ma il pacchetto è sotto gli occhi di tutti, occhi critici e giudicatori che ti chiedono cosa ci fa una biologa a lavorare in un negozio, è vero di soli libri non riesco ancora a mantenermi, ma mi sono resa conto che gran parte è paura, paura di dover dire apertamente al mondo che sono diversa, che amo i glitter e i mini pony e che non sono solo associale e musona, ma lo sono diventata perché mi sto stretta. Ho le mani bucate ma so anche essere un'attenta formichina quando serve. 
Così mi sembra di continuare con un piede in due scarpe, molto differenti è per questo che zoppico (tecnicamente è il mio cervello che zoppica), una scarpa in realtà è una comoda ciabatta costituita da un lavoro che non mi piace ma sicuro, con stipendio ed orari variabili ma certi, l'altra scarpa invece è uno stiletto killer (e capirete ora quanto zoppico) , fatta di un lavoro meraviglioso, pieno di libri, brillantini e contatti ma potenzialmente rovinoso. 


bhg

Il fatto è che non so fare il salto, non completamente almeno, perché ci sarà sempre la casa da comprare, la macchina da mettere a posto, la partita IVA che ha più costi che altro e allora vuoi dire no a quel lavoro a tempo determinato, a chiamata con orari massacranti? Ovviamente no. 
Così per il momento continuo ad ammirare (a volte credo sfoci in invidia ma non riesco ad essere invidiosa) chi ha avuto il coraggio di cambiare: città, colore di capelli, vestiti ...i sogni. Io rimango fedele ai colpi di sole, per dire. 
Siamo la generazione 2.0 che cambia le foto profilo come fossero mutande, ma non è in grado accettare il cambiamento lavorativo che di fatto è già avvenuto, non riusciamo a farcene una ragione, complice quel bisogno di approvazione che ci fa sentire inferiori se non svolgiamo un lavoro per cui abbiamo studiato o agli occhi discriminatori di chi ha un tempo indeterminato e non coglie il gusto dell'avventura. 
Attendo il giorno in cui avrò il coraggio di tingermi di biondo, indossare un paio di Jimmy Choo (comprate con la liquidazione dell'ultimo lavoro) e dire a tutti quelli che mi guardano con compassione che sì ho studiato tanto per divenire una biologa ma che adesso faccio l'editor freelance, precaria, arranco ad arrivare a fine mese ma sono ancora certa che un giorno la Mondadori o la Rizzoli si accorgeranno di me e avrò i loro manoscritti da correggere, e poi chissà di tutto questo scriverò anche un libro. 
Perchè se è vero che non siamo ciò che facciamo, che avere un lavoro è diverso dall'essere un lavoro, la realizzazione personale, la capacità di sapere esprimere la propria indole è fondamentale ai fini di una vita serena, davvero voglio lasciarmi condizionare la vita per 5 anni di formazione? O perché gli altri pensano che non ce la farò mai?


Questo era uno sfogo, dato dal tempo che ho a disposizione in questo momento,dato dal fatto che vedo tante persone infelici ma che non hanno il coraggio di cambiare nulla, dato anche un po' dal fatto che invece  ci sono persone che ci hanno provato, ed arrancano ma ce l'hanno fatta e sono felici, non tutti i giorni ovvio ma felici di quello che hanno costruito.

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